Brucia. C’è un tempo in cui tutto sembra possibile, quando i confini del mondo appaiono ancora lontani. È un periodo di esplorazione di noi stessi che però deve avvenire attraverso l’interazione con gli altri e il confronto con l’esterno. L’unico obiettivo da raggiungere era, fondamentalmente, rispondere alle domande più urgenti: chi sono davvero? cosa voglio nella vita?
Il tempo in cui tutto sembra possibile
La spinta all’indipendenza si faceva sempre più forte: c’era quella sete di libertà che ti portava a voler esplorare il mondo senza le limitazioni imposte dagli adulti. In quegli anni, queste spinte trovavano espressione nella voglia di scoprire nuovi ambienti e di sperimentare nuove situazioni, le stesse che ti permettevano di mettere alla prova i tuoi limiti. Il senso di avventura era vivo e ogni nuovo evento diventava un’occasione per costruire la tua identità.
Per qualcuno era il tempo delle biciclette e delle estati infinite, in un tempo fermo che cominciava a fine maggio e sembrava non finire mai. Settembre non arrivava più. Questo meccanismo incoraggia l’esplorazione e l’assunzione di rischi, ingredienti fondamentali per lo sviluppo sociale e personale dei ragazzi.
Mentre la natura compiva il suo decorso, era enorme l’influenza dei media (non dei social media). Dovevi verificare se esisteva coerenza tra la spinta a trovare un posto nel mondo e la capacità degli adulti di rispondere ai tuoi bisogni. Era l’età in cui cominciavi a pensare al lavoro in cui ti vedevi in futuro o a quale università avresti scelto.
Brucia: la forza, la ribellione e il bisogno di verità
A livello psicologico, durante l’adolescenza, la presenza degli adulti è funzionale alla formazione della personalità: dà risposte ai bisogni e alle tendenze più importanti della persona e del contesto. Questo fenomeno, noto come “modellamento” o “processo di identificazione”, è il movimento attraverso cui i ragazzi cercano riferimenti culturali significativi da seguire.
Da grandi capiremo poi che in quegli anni l’autorità è stata un vero “banco di prova” per esercitare le nostre capacità di scelta e non solo un limite che impediva di essere noi stessi. L’esempio dei genitori rappresenta il primo modello di autorità con cui l’adolescente si confronta e si scontra. Quando il comportamento genitoriale è percepito come incoerente (o incoerente con i valori trasmessi), il ragazzo sperimenta confusione e frustrazione.
I giovani sono particolarmente sensibili a questa discrepanza: è automatico accendere la miccia della ribellione quando il genitore “razzola male”. Riconoscere la trasgressione come parte del percorso adolescenziale non significa negare l’importanza dei limiti; significa accettare che la crescita passa anche dalla rottura simbolica delle regole imposte.
Riflettere su queste dinamiche può aiutarci a perdonare e a dare un senso alle nostre esperienze, quelle di cui qualche anno fa avevamo terribilmente bisogno. Ed è qui che entra in scena Brucia dei FASK, come parola chiave e come metafora: l’adolescenza è un anelito verso il più, una spinta che vuole superare i confini, un fuoco che non accetta compromessi.
Brucia diventa così simbolo di una potenzialità enorme, spesso compressa dalle aspettative della società che tenta di soffocare vitalità e autenticità con norme e regole rigide. L’adolescenza ringrazia, in qualche modo, per la distruzione simbolica di questi concetti, alleggerendosi dalle pressioni dell’età adulta. È un’adolescenza che proprio non ce la fa più.
L’autorità che cambia colore e il bisogno di coerenza
L’autorità, in adolescenza, è mutevole. E ciò è percepito come sinonimo di incoerenza. Quando un ragazzo nota che chi stabilisce le regole non le rispetta o cambia facilmente posizione per convenienza, si sviluppa sfiducia e ribellione incondizionata.
La natura camaleontica dell’autorità che adatta i suoi valori a seconda dei momenti si scontra con il bisogno adolescenziale di verità. La verità è un assoluto: non cambia colore, non cambia opinione, non cambia tono. E l’adolescente vuole questo: autenticità, coerenza, un riflesso stabile in cui riconoscersi.
Quando questo non accade, il giovane sente che qualcosa dentro di sé brucia, ed è una combustione interna che può diventare o distruttiva o trasformativa.

L’adolescenza come combustione che trasforma
L’adolescenza è un tempo sospeso tra ciò che si è e ciò che si sta diventando. Una fase in cui ogni slancio, ogni caduta, ogni ribellione diventa un linguaggio. È un’età che spinge verso l’esterno per cercare spazio, ma allo stesso tempo invita a guardare dentro per capire cosa sta succedendo.
La distruzione simbolica delle regole, cantata e vissuta, è una forma di liberazione dalle pressioni dell’età adulta. Non si tratta di evitare le regole, ma di capire quali regole hanno senso per sé. Quando l’autorità è incoerente, il giovane grida, protesta, cambia pelle. È un camaleonte costretto a trasformarsi per sopravvivere, ma quello che cerca davvero non è caos: è coerenza.
Perché nell’adolescenza tutto brucia: la libertà, il desiderio, la paura, l’attesa del futuro. Ma in quel bruciare si forma l’identità, si modella il carattere, si forgia la persona che diventeremo.
Questo è solo un estratto di un capitolo del mio nuovo libro “Canzoni su lettino. Come fare psicoterapia con i FASK”. Acquistalo su Amazon e leggi altre informazioni QUI (link)
FOTO LIBRO

