Novecento. Una ballata dolce che alterna in modo fluido la chitarra acustica alle note del pianoforte, le stesse che fanno da argine a un fiume di archi. All’interno della canzone tutto scorre come un susseguirsi di momenti che raccontano episodi capaci di lasciare il segno in chi li vive e in chi li osserva. Scorrere e vivere: esattamente come ha fatto il secolo breve, esattamente come ha fatto il Novecento.
È una di quelle ballad che oggi non si scrivono più, di quei pezzi che hanno costituito il sistema muscolare degli anni Ottanta e Novanta: da Bon Jovi agli Spandau Ballet, dai Guns a Brian Adams, dai Queen ai Nirvana, dagli U2 a Springsteen. Solo per citare alcuni tra i più popolari della volta celeste di quel sound mellifluo.
Ma dentro questa ballata risuona anche un tema psicologico fondamentale: il coraggio che attiva la trasformazione, ovvero la capacità di fare le cose con il cuore. Tenendo presente che è solo l’azione a portare alla destinazione, senza perdere la propria essenza, è utile circondarsi di persone ottimiste per camminare.
Novecento e il cambiamento come frattura necessaria
Credo fermamente che la parola “cambiamento” sia una delle espressioni più ricorrenti in questi tempi successivi al Novecento. Il cambiamento non avviene casualmente: non cambi “tanto per”. Cambi quando specifiche condizioni ti portano al punto di saturazione, provocando da una parte una frattura e dall’altra la comparsa di una nuova dinamica che conduce a un nuovo equilibrio.
Perché un cambiamento si realizzi, è necessario ridurre ciò che gli psicologi chiamano resistenze. Lo stesso accade in medicina: affinché una terapia sia efficace, il corpo deve reagire positivamente alla cura e non alla malattia, che una volta consolidata diventa una nuova omeostasi.
Ti sfido a pensare se hai mai vissuto un cambiamento diritto, costante e senza intoppi!
Paul Watzlawick distingue due tipi di cambiamento visibile: di primo e di secondo ordine.
- Il primo è il cambiamento progressivo: lento e costante, avviene quando il sistema si satura gradualmente fino a rompersi.
- Il secondo è il cambiamento improvviso: rapido, drastico, un terremoto o una telefonata decisiva che interrompe bruscamente l’equilibrio.
Accanto a questi, esistono altri due tipi di trasformazione:
- Il cambiamento esponenziale: un effetto valanga, dove un piccolo cambiamento iniziale si amplifica fino a diventare una trasformazione significativa.
- Il cambiamento rivelatore: quello dell’improvvisa illuminazione, dell’“effetto scoperta”, quando durante un dialogo una metafora accende una visione nuova, qualcosa che non si era mai considerato prima.
Per accettare profondamente il cambiamento è necessario ascoltare Novecento dei FASK, o partire dal fare verità con te stesso: dirti le cose come stanno nella tua umanità e aprirti all’ascolto autentico delle persone che vogliono per te il tuo bene più alto.
Discernimento, resistenze e ciò che ci ancora al passato
Il punto di partenza è il discernimento. Ed ecco alcune resistenze psicologiche che possono ostacolare il cammino e impedire l’innesco del processo di cambiamento:

- Paura di vedere la realtà con chiarezza
- Paura di rompere una confortante continuità
- Attaccamento amorevole al proprio passato, anche quando non corrisponde più al presente
La verità è che resistere al cambiamento ci tiene ancorati al passato, creando una tensione tra il desiderio di evolvere e la volontà di restare immutati, continuando a ripetere ciclicamente i nostri automatismi. Il cambiamento porta vitalità nella storia personale, permettendo di rinnovare la propria vita ogni giorno, in sintonia con una realtà relazionale e culturale in continua evoluzione.
Alcune persone sviluppano quasi una “fobia” verso il cambiamento, preferendo stabilità, prevedibilità e l’aderenza al “si è sempre fatto così”. Altre invece accolgono con gioia le novità, aprendosi con fiducia al rinnovamento, all’ignoto e alla differenza.
Ma respingere ciò che si sente non è mai prudente: il blocco non si supera solo riflettendo sulle motivazioni, occorre un’esperienza che apra una breccia.
La chiamata inattesa e l’inizio di un nuovo equilibrio
Riprendiamo da dove eravamo partiti. Novecento si apre all’improvviso, come se fosse monco di un concetto precedente. A un certo punto sembra dirti: «così è arrivata anche per te la chiamata che non t’aspettavi e che ti porterà a ricominciare». Così, d’un colpo solo. Il crollo di Cartagine.
Un cambiamento che interrompe bruscamente l’omeostasi precedente, quasi un cambiamento improvviso di cui si parlava poco fa.
Il tema prende profondità nella questione della solitudine: vado, ma come faccio con la persona che amo e che resta? Il cambiamento può essere anche sinonimo di fragilità. «Cambiami se puoi» sembra dire: “sono pronto a lasciarmi modificare dall’esperienza, perché so che è un momento di vulnerabilità e sarebbe inutile opporre resistenza”.
Apertura: ecco cos’è davvero il cambiamento. Ecco cos’è Novecento. Un invito a guardare avanti con fiducia, a credere nel potere della trasformazione e nella possibilità di vivere una vita più autentica e libera. Magari insieme a qualcuno con cui condividere l’orizzonte.

