Il termine “Hikikomori” deriva dai verbi giapponesi “hiku” (“tirare indietro”) e “komoru” (“ritirarsi”) e si riferisce a una forma di isolamento sociale estremo e volontario, sempre più diffusa anche in Italia. In questo articolo, vediamo insieme sintomi, cause e strategie efficaci per affrontare questa sindrome.

Cosa è la sindrome dell’Hikikomori
La sindrome dell’Hikikomori non è considerata una malattia, piuttosto una condizione di difficoltà dell’individuo ad adattarsi alla società.
Gli Hikikomori sono persone che scelgono di isolarsi dal mondo, ritirandosi nelle proprie case per lunghi periodi di tempo. Trascorrono la maggior parte del loro tempo confinati nelle proprie stanze, spesso restando in contatto con gli altri solo attraverso Internet.
Come suggerisce l’origine della parola, il fenomeno degli Hikikomori si è originato in Giappone negli anni ’90. Tuttavia, la crescente preponderanza della comunicazione digitale ha favorito la sua diffusione in tutto il mondo, compresa l’Italia.
Chi sono gli Hikikomori
La Sindrome dell’Hikikomori può colpire chiunque. Tuttavia, secondo l’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio di Pisa, risulta essere più diffusa nei soggetti con le seguenti caratteristiche:
- Età compresa tra i 14-30 anni;
- Sesso maschile (nel 90% dei casi);
- Figli unici;
- Estrazione sociale medio-alta;
- Assenza di uno dei genitori, in genere il padre.

Sintomi della sindrome dell’Hikikomori
Secondo il Ministero della Salute giapponese (MHLW), i principali segnali spia della sindrome dell’Hikikomori sono:
- Persistenza del ritiro sociale per almeno sei mesi;
- Stile di vita incentrato sulla casa;
- Rifiuto di andare a scuola e/o a lavoro e di partecipare ad attività sociali;
- Mancanza di contatti con l’esterno;
- Assenza di un disturbo psichiatrico di maggiore gravità che possa spiegare il ritiro sociale (depressione maggiore, schizofrenia, etc).
Spesso gli Hikikomori soffrono anche di disturbi del sonno (restano svegli di notte e dormono di giorno), di alimentazione (calo o aumento di peso improvviso) e altri disturbi psicologici (ansia, fobia sociale, etc.).
Cause della sindrome dell’Hikikomori
Vediamo insieme i principali fattori scatenanti della Sindrome dell’Hikikomori.
Pressioni sociali e familiari
Essi spesso sentono eccessivamente la pressione di doversi conformare alle aspettative della società o della propria famiglia di provenienza. L’isolamento sociale nasce quindi dalla loro incapacità di affrontare la delusione o il fallimento.
Elevati livelli di stress
Lo stress percepito al lavoro, a scuola o nelle relazioni interpersonali può sopraffare le capacità di coping di un individuo e spingerlo al ritiro sociale come meccanismo di difesa da ciò che provoca il suo stress.
Scarsa autostima
Le persone con bassa autostima si sentono inadeguate e hanno più difficoltà ad affrontare le sfide della vita, per cui in casi estremi potrebbero cadere in questa sindrome.
Problemi di salute mentale
La depressione, l’ansia, la fobia sociale, la dipendenza dai social network e altri disturbi mentali possono influenzare il benessere psicologico degli individui e spingerli a isolarsi dalla società.
Eventi traumatici
Esperienze traumatiche, come la perdita di una persona cara o episodi di bullismo a scuola, possono avere un impatto duraturo sulla salute mentale di una persona e incentivarla a rinchiudersi in casa e non vedere più nessuno.

Come affrontare l’Hikikomori
Cosa bisogna fare se si conosce qualcuno che potrebbe vivere una situazione di questo tipo molto simile a questa sindrome?
La psicoterapia cognitivo-comportamentale e la terapia di gruppo possono aiutare gli Hikikomori ad affrontare le loro paure e ansie e reinserirsi nei contesti sociali.
A volte è necessario anche un consulto presso il proprio medico di base, prima di rivolgersi ad uno specialista
Visto che gli individui affetti da questa sindrome spesso risultano riluttanti a partecipare le sessioni, è fondamentale che le famiglie comprendano i loro disagi e offrano loro supporto durante tutto il percorso. Inoltre, è consigliabile organizzare le prime sedute a domicilio o tramite videoconferenza per mettere la persona più a proprio agio.
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