Il potere delle canzoni è straordinario: ascoltare un brano che per noi ha un significato profondo scatena nel nostro cervello dei cambiamenti chimici che favoriscono la creazione di nuove connessioni neuronali: basta dare un occhiata a qualche ricerca scientifica semplicemente su Google Scholar! Inoltre, riascoltare una canzone che amiamo particolarmente stimola la produzione di dopamina ed endorfina, noti come “ormoni della felicità”, legati ai processi di auto-gratificazione. Ma allora, perché siamo spesso attratti dalle canzoni tristi?
Il potere delle canzoni sul benessere
Esploriamo quindi più a fondo cosa può fare la musica per il nostro benessere:
- Rafforzare le relazioni: la musica può fungere da “ponte” tra le persone, promuovendo la collaborazione invece che la competizione e creando un senso di appartenenza invece che di dipendenza. Si pensi ai gruppo di adolescenti che ascoltano lo stesso cantante, o a tutti i fan di un artista;
- Generare un cambiamento profondo: un mutamento consapevole e duraturo, capace di integrare il passato con il presente e di prepararci ad affrontare nuove sfide.
- Stimolare l’empatia: Ascoltare un brano che racconta un’emozione che conosciamo, ma con un esito diverso, ci aiuta a metterci nei panni degli altri e a creare connessioni più autentiche lì dove potremmo faticare a fare contatto con un emozione a noi avversa;
- Aumentare la resilienza: Affrontare momenti difficili diventa più facile grazie alla musica, che ci aiuta a trasformare le difficoltà in opportunità per provare ad andare avanti, anche solo un pezzettino.

Il potere delle canzoni sulle emozioni
Le canzoni hanno un potere evocativo così forte da suscitare emozioni profonde, creando un’esperienza intensa e coinvolgente. Un brano può non solo farci immedesimare in una storia, ma anche provocare reazioni fisiche immediate, come il batticuore, la pelle d’oca o le lacrime. Questo può accadere anche in una seduta di psicoterapia, ma andiamo per gradi! Ritrovarsi in un testo che esprime emozioni difficili, anche se non le stiamo vivendo in quel momento, può aiutarci a riviverle senza esserne sopraffatti. Secondo la ricercatrice Ai Kawakami, il potere delle canzoni malinconiche risiede nella loro capacità di far emergere sia emozioni negative sia positive, riequilibrando e ridimensionando esperienze passate troppo intense. Già Aristotele parlava della musica come strumento catartico, in grado di liberare l’essere umano dalla sofferenza. qualche anno dopo abbiamo scoperto che no, non “sono solo canzonette”.
Il potere delle canzoni in una seduta di psicoterapia
Il potere delle canzoni si estende anche all’ambito terapeutico, rivelandosi utile in diverse situazioni. Qualche anno fa ho imparato dal mio maestro Romeo Lippi l’arte della Songtherapy, quando lavoravamo insieme nel suo progetto de “Lo psicologo del rock”. Ho imparato che grazie all’ascolto della canzoni, in seduta è possibile:
- La gestione dello stress e della stanchezza: le canzoni aiutano a rilassarsi e a ridurre la tensione mentale;
- Rivivere momenti traumaticamente segnanti: si può accedere più facilmente a memori di lutti e abusi;
- Supporto in disturbi emotivi e malattie neurodegenerative: Dalle dipendenze ai disturbi comportamentali fino all’Alzheimer, la musica favorisce il recupero di ricordi legati alla propria identità
- E tanti altri esercizi da mettere all’opera attraverso la Songtherapy!

Il potere delle canzoni è quindi una risorsa straordinaria, capace di aiutarci nei momenti più difficili. Tuttavia, è essenziale avere qualcuno che ci guidi nell’utilizzare questo strumento nel modo giusto, soprattutto quando non riusciamo a individuare da soli il problema.
Una relazione terapeutica autentica, che utilizza la musica come strumento, può diventare uno spazio in cui emozioni e pensieri prendono forma, trasformandosi in parole e melodie nuove e in un cambiamento reale nella vita di ciascuno di noi.
Bibliografia:
Kawakami, A., Furukawa, K., Katahira, K., & Okanoya, K. (2013). Sad music induces pleasant emotion. Frontiers in Psychology, 4, 311.
Questo è un contenuto divulgativo e non sostituisce la diagnosi di un professionista

